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HABEMUS PAPAM
NANNI MORETTI
Italia, Francia 2011
REGIA: Nanni Moretti
CAST ARTISTICO: Michel Piccoli (il Papa),
Jerzy Stuhre (il portavoce),
Nanni Moretti (lo psicoanalista),
Margherita Buy (la psicoanalista),
SCENEGGIATURA: Francesco Piccolo, Federica Pontremoli
DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
NELLE SALE: dal 15 aprile
Mi immagino che Nanni Moretti abbia inventato poco e soprattutto abbia raccontato, o meglio svelato. Mi immagino che abbia soltanto tolto un velo sottile e trasparente su qualcosa che tanti pensiamo. Il gran rifiutodi Celestino V è il solo precedente storico di un papa che, dopo l’elezione, non obbedisce alla richiesta di assumere la guida della Chiesa di Cristo. Gran rifiuto è l’interpretazione del più grande dei nostri poeti, un’interpretazione storica, politica, religiosa, umana formulata ottocento anni fa, quando tutto era diverso, molte cose non si sapevano o si credevano diverse, nella scienza, nella fisica, nella filosofia, nella teologia.
Il papa di Moretti non è eroico, non lancia una sfida, semplicemente non riesce ad obbedire al gioco del conclave che lo sceglie, par di capire, confidando sulla sua remissività. Questo papa obbedisce al suo disagio, non per ribellione ma per onestà intellettuale direbbero i laici, peramore alla verità direbbero i credenti, perché non può fare altrimentisanno quelli che conoscono la sofferenza. La sua verità è non me la sento, non sono la persona giusta, questa Chiesa è smarrita e ha bisogno di una guida che la riformi, che la trasformi ma non sono io la persona che può farlo. Pregate per me. Lo dice dal balcone papale, davanti alla folla dei fedeli che aspettano il papa. Poi scompare, il suo discorso l’ha fatto. Ed era un discorso da papa, una dichiarazione di amore alla Chiesa. Chi è pronto ad accogliere una simile dichiarazione di amore che è una resa? Non la massa dei fedeli che restano disorientati, il meccanismo infallibile ha tradito, non i cardinali che avevano pregato, ciascuno, ti prego Signore non io, ti prego Signore non io, senza chiedersi sarò il solo a pregare così? perché sto pregando così? forse qualcosa non va, dovremmo parlarne.
La psicanalisi, lo sport, la vita urbana sono specchi che riflettono le aree ombrose, fanno sorridere, liberano energie e parole, irrompono nella malattia. Qualcosa accade, e qualcosa trasforma non soltanto il vagabondare fisico e mentale del nuovo papa, ma anche le prigioni di psicofarmaci, solitudine, devozioni che detengono i cardinali. C’è sempre chi ha più paura, chi sente più forte il bisogno di mantenere l’ordine, di rispondere alle aspettative, di conservare la tradizione. E spesso basta lo sforzo ostinato, quasi disperato, di chi resiste al nuovo per impedire il cambiamento, per bloccare la vita. Le fila si ricompongono, chi aveva annusato la novità senza sceglierla veramente, viene riassorbito dai meccanismi istituzionali, puissance de la maladiela definì Eugen Drewermann. “Soltanto” il papa, che nel film pare essere la vittima sacrificale di un sistema malato, “si salva”. Lo salva la sua propria malattia, la sua storia che non ritorna, la sua verità che comincia ad affiorare. E che lo fa fiorire in umanità. Ma questa è una interpretazione. Siamo noi che possiamo crederci.
A cura di Silvia Pettiti |