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FILM
 
   

IL VILLAGGIO DI CARTONE

ERMANNO OLMI
Italia 2011

a cura di
Claudiu Hotico

REGIA: Ermanno Olmi
CAST ARTISTICO: Michael Lonsdale (Il vecchio prete)
Rutger Hauer (Il sacrestano)
Massimo De Francovich (Il medico)
Alessandro Haber (Il graduato)
Irma Pino Viney (Magdha)
Fatima Alì (Fatima)

SCENEGGIATURA: Fabio Olmi
PRODUZIONE: Luigi Musini

Devo tenere tutto in mente sussurra, in un bisbiglio di preghiera, il sacerdote protagonista (Michael Lonsdale) nel quadro di apertura dell’ultimo film di Ermanno Olmi, Il villaggio di cartone. Questa promessa è come la raccolta di un’intera vita spesa tra la dedizione per gli altri e le nebbie dei dubbi di fede e della solitudine, mentre la sua canonica sta per essere sconsacrata. Operai in tute blu e caschi gialli accendono per l’ultima volta le luci della chiesa per celebrare la morte di una comunità e la scomparsa del sacro. Statue, icone e altari vengono ri-velati da teli bianchi e nei registri si contabilizzano i beni materiali della chiesa come graffio e rimando a rapporti mai sanati tra Chiesa e Stato. Una gru ragno accompagna la discesa roteante dell’imponente Cristo crocifisso che non parla più, tace. Il suo posto viene preso da una piccola croce che il sacerdote poggia sull’altare come segno e permanenza nel tempo di una Chiesa che per necessità diventa umile e sola. Il sacerdote scopre, in un’ultima omelia di fronte a una comunità immaginaria e a una chiesa spoglia, lo stesso vuoto che straziava il suo cuore quando predicava alla chiesa piena. 
Presto però il vuoto della chiesa verrà riempito e una nuova e diversa comunità, di rifugiati africani, immigrati scampati a una tragica traversata del Mediterraneo e in fuga dalla caccia della polizia in terra italiana, ne prenderà possesso. La chiesa diventa un villaggio fatto di legno e cartone, popolato da sguardi sofferenti, dove il silenzio diventa parola e le poche parole scandite con parsimonia acquisiscono significati profondi. Il villaggio riflette l’intero continente africano, in esso convivono l’ingegnere e la prostituta che rischiano la vita per la salvezza dei loro connazionali, il contastorie e il criminale che estorce denaro dai suoi simili, il terrorista che vuol farsi esplodere per vendetta verso gli oppressori occidentali e guadagnarsi un posto in paradiso. 
Dio torna ad assistere tutti loro come suo popolo. L’occhio di Dio della multicolore vetrata che sovrasta la volta della chiesa versa lacrime che riempiono la fonte battesimale. È una fede senza Fede quella che nasce, o meglio una fede nel Bene, senza liturgie e senza paramenti. Il Bene è più della Fede, la carità può fare a meno della Fede. Con questo spirito il prete protagonista accoglie l’altro, il bisognoso, l’immigrato. E lo accoglie non solo cantando il Venite adoremus e riconoscendo in lui l’avvento di un alter Christus ma appellandosi ad un medico (Massimo De Francovich) per curare l’immigrato ferito che irrompe in piena notte in casa sua, rischiando l’arresto della polizia per favoreggiamento al reato di immigrazione clandestina. Così tornano le rondini che da tempo non vede volare nei cieli. Per lui nella stagione dell’autunno e per l’Africa all’inizio di una nuova primavera.


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DAI QUADERNI DEL 2012

Midnight in Paris (gennaio)

DAI QUADERNI DEL 2011

Il villaggio di cartone (dicembre)

Corpo celeste (ottobre)

Il ragazzo con la bicicletta (settembre)

Habemus papam (giugno)

Hereafter (febbraio)

Lo scafandro e la farfalla (gennaio)

 

 
   

 


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