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FILM
 
   

LO SCAFANDRO E LA FARFALLA

a cura di Silvia Pettiti

JULIAN SCHNABEL

REGIA: Julian Schnabel
CAST ARTISTICO: Mathieu Amalric (Jean- Dominique Bauby), Emmanuelle Seigner (Céline Desmoulins), Marie-Josée Croze (Henriette Durand)
SCENEGGIATURA: Ronald Harwood
PRODUZIONE: François-Xavier Decraene, Kathleen Kennedy, Jon Kilik
IN DVD

La sequenza alfabetica inventata da Jean Dominique Bauby (Mathieu Amalric) serve per rendere più rapida un’operazione apparentemente eterna: dettare il testo di un libro lettera per lettera, attraverso il battito di un ciglio. Colui che detta non ha altro mezzo di comunicazione con il mondo che quel battito, con quel solo movimento riesce consegnare i pensieri pensati e ripassati nella memoria fino alla perfezione ad una logopedista dotata di penna e taccuino, ma soprattutto di una straordinaria pazienza e passione per la vita. Così, per rendere più rapida quella dettatura, Jean-Do, già caporedattore della famosa rivista francese “Elle”, studia quali siano le lettere più ricorrenti nella sua lingua, e le allinea fino all’ultima, la meno frequente. Si comincia con “e” e si finisce con “w”. La logopedista Henriette Durand (Marie- Josée Crose) scandisce l’alfabeto e lo “scrittore” batte il ciglio quando arriva alla lettera giusta. Il frutto impossibile di un simile lavoro è un libro: l’autobiografia dell’autore, quel brillante giornalista che, poco più che quarantenne, è colpito da un ictus che lo immobilizza per sempre, concedendogli unicamente quella palpebra sinistra. 
La storia è vera, come anche il libro edito in Italia da Ponte alle Grazie con il titolo Lo scafandro e la farfalla. Un regista pittore lo ha tradotto in narrazione cinematografica, riscuotendo grande successo a Cannes e la candidatura a quattro premi Oscar. Uscito nelle sale due anni fa, il film, omonimo al libro, racconta la storia di quest’uomo che non ha rinunciato a vivere malgrado la vita pare abbia rinunciato a lui. Le immersioni nei ricordi, la concretezza, allo stesso tempo negata e vissuta, degli affetti delle persone amate, i suoni, gli odori, i gusti assaporati senza rinunzie prendono forma attraverso una storia che il regista riesce a raccontare “dalla parte di Jean-Do”, proponendo un’identificazione ardua e coraggiosa: il mondo di Jean-Do è orribile ma anche colorato, vuoto ma anche pieno, bloccato ma anche protagonista. Scafandro e farfalla.

Accanto a lui un padre bisognoso di essere da lui consolato di fronte alla fragilità, un’amante che viene meno e che lui continua a desiderare, due figli che raccontano dettagli di sé, la madre dei suoi figli, amici vari in tutti i sensi. Non ultimo il personale medico e infermieristico che, nella diversità dei comportamenti, riassume il meglio e il peggio delle potenzialità umane. Comunque la si voglia pensare, Julian Schnabel consegna una storia vera, paradossale e vera.


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Habemus papam (giugno)

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