 |
LA VITA E' UNA PROVA DI ORCHESTRA
AUTORE: Elena Loewenthal
EDITORE: Einaudi
Anno pubblicazione: 2011
Il titolo l’ho catturato dalle onde della radio ascoltando il programmaFahreneit, i libri e le idee. In libreria l’ho subito trovato perché Elena Loewenthal mi affascina anche se la conosco poco e può essere il libro giusto per Ore undici, il suo ultimo di cui parlava la radio. Mi piacerebbe incontrarla questa donna che “per più di un anno ha frequentato ospedali e sale d’attesa, case dove vivono malati, istituti di recupero” come scrive nel risvolto di copertina. E poi spiega il perché: “Ho indossato un camice da volontaria e sono entrata in silenzio nel mondo della malattia: leucemie, traumi cranici, rianimazione, dialisi, pronto soccorso... a un certo punto scattava un processo d’immedesimazione potente e inevitabile: ho davanti un malato, ma anche me stessa. E così, per me si è a poco a poco dissolto quel confine invisibile ma nettissimo che separa il mondo “normale”, “in salute”, da quello di chi convive con la malattia”.
Un libro che parla di ospedali, di malattie, di sofferenza... interessante ho pensato, che spesso vuol dire pesante. E anche scomodo, perché avvicinarsi troppo a quel confine invisibile costa fatica, se ti capita davvero. L’ho lasciato un paio di giorni sulla scrivania, con il suo cielo stellato di copertina ad attendere. Poi una sera in giardino ho trovato un quadrifoglio e l’ho infilato tra le sue pagine per farlo seccare, aprendo il libro a caso. L’ho cercato come fosse il segnalibro quando mi sono seduta a leggere, sfogliando le pagine all’indietro per risalire all’inizio della storia.
Sono racconti quelli scritti da Elena Loewenthal e davvero si possono leggere senza seguire l’ordine delle pagine. Il mio primo è stato quello di Antonio e Manu, che vivevano in una baita di montagna, coltivando la terra, accudendo gli animali, vendendo i formaggi e spaccando la legna. Il tempo lento e arcaico della giovane coppia si spacca un pomeriggio d’estate quando Antonio si scopre le braccia e nota una macchia biancastra sulla pelle. La vede, e anche se dopo sembra facile sentirsi profeti del proprio destino, in quel momento lui capisce davvero che non sarà mai più come prima. La storia la racconta Antonio, in prima persona, con Manu accanto che da quel giorno cambia il tono della voce quando parla con lui, per cui è proprio vero che non sarà mai più come prima. Fino all’ultimo giorno quando Manu si riposa a casa di un’amica neanche troppo amica e accanto ad Antonio ritorna la madre, a tenergli la mano.
Sono storie che percorrono il confine tra prima e dopo, progetti e rimpianti, libertà e limiti, quelle scritte benissimo dalla Loewenthal, che tesse una trama difficile e preziosa che pagina dopo pagina diventa bello percorrere. I suoi personaggi sono “invenzioni a stretto contatto con la realtà”, grazie ai quali l’autrice aiuta il lettore nel tentativo di “ricomporre tutti i pezzi dell’esistenza”, a dispetto della modernità che “ha rimosso la malattia, l’ha isolata in un altro mondo che sembra astratto finché non lo si trova, lo si abita, o semplicemente lo si attraversa. |