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IL CERVELLO LEPRE E LA MENTE TARTARUGA
AUTORE: Guy Cloxton
EDITORE: Mondadori
Anno di pubblicazione: 1997
Tutto è portare a termine e poi generare. Lasciar compiersi ogni impressione e ogni germe d’un sentimento dentro di sé, nel buio, nell’indicibile, nell’inconscio irraggiungibile alla propria ragione, e attendere con profonda umiltà e pazienza l’ora del parto d’una nuova chiarezza. Le parole che Rilke indirizzò al giovane poeta nella celebre Lettera fanno da incipit al libro di Guy Claxton, docente di pedagogia e psicologia all’Università di Bristol, studioso della mente umana e del suo funzionamento. La sua tesi fondamentale è una: la velocità e la fretta – in una parola il “correre” della mente – non aiutano il pensiero. Esso ha un suo ritmo vitale che non sempre può essere accelerato.
La mente ha diverse velocità” spiega Claxton. “Alcune si possono accelerare: è per esempio possibile imparare a risolvere più in fretta un cruciverba o a fare i conti senza carta e penna. Altre invece hanno bisogno del loro tempo, e se vengono sottoposte a pressione impazziscono come la maionese o si aggrovigliano come la lenza”. Accanto alla comprensione razionale delle cose, che ci consente di sviluppare ragionamenti, soppesare pro e contro, risolvere problemi, agisce un altro registro, meno finalizzato e chiaro, più sognante, meditativo, giocoso. “Quando stiamo seduti su uno scoglio in riva al mare presi solo dal suono e dal moto delle onde, o quando ci troviamo tra la veglia e il sonno... questi modi di conoscere e sperimentare, che appaiono quieti e privi di scopo, sono altrettanto ‘intelligenti’ di quelli più rapidi” scrive Claxton. E aggiunge: “Concedere alla mente il tempo di divagare non è un lusso che si possa tranquillamente ridurre quando il lavoro o la vita si fanno più pressanti. Anzi, il pensiero lento affronta determinati problemi quotidiani con maggior efficacia e successo. Alcuni ‘misteri’ si possono dipanare soltanto con un atteggiamento mentale rilassato”. I poeti, i filosofi, i mistici di ogni religione sono “esperti” di questo genere di pensiero.
La società occidentale, invece, ha mutato radicalmente il rapporto dell’uomo con il tempo e attribuisce valore soltanto al pensiero attivo. “Sembra aver generato una cultura psicologica interiore della velocità, della pressione e del bisogno di controllo... La gente ha fretta di sapere, avere risposte, pianificare e risolvere.. Vogliamo spiegazioni immediate, Teorie della Totalità atte ad affrontare una gamma di problemi che vanno dalle disavventure coniugali all’origine dell’universo”. In realtà, come ognuno sa per esperienza, molte situazioni umane non possono essere affrontate come problemi tecnici e analitici. Occorre ritrovare il “coraggio di aspettare”, di sostare nell’incertezza, “che è il vivaio nel quale germogliano le idee e si formano le risposte”. “Quando il bisogno di certezza diventa sfrenato e mina la capacità di tollerare la confusione” avverte l’autore, “si può sviluppare una tendenza alla demagogia e al dogma, al cristallizzarsi in idee e opinioni che magari sono inadeguate, ma di fatto placano l’ansia”. Il percorso che propone il libro non è un semplice cambiamento di metodo, per ottenere risultati migliori nell’ottica efficientista che caratterizza l’universo reale e mentale nel quale siamo immersi. È un vero e proprio invito a “perdersi”, a cambiare “umore mentale” per consentire ad una conoscenza “altra” di affiorare e abitare i nostri pensieri e le nostre azioni. n a cura di Silvia Pettiti
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Silvia Pettiti
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