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SCINTILLE. STORIE DI ANIME VAGABONDE
AUTORE: Gad Lerner
EDITORE: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 2009
Nei momenti cruciali della propria vita, ogni uomo è chiamato a “fare uso della retromarcia” (p. 71) per riscoprirsi. Ognuno ha il compito di confrontarsi con l’eredità lasciata dai padri.
È proprio con la storia dei suoi genitori, in particolare con quella di Moshé, suo padre, che Gad Lerner fa i conti nelle pagine del suo libro Scintille. Storie di anime vagabonde (edizioni Feltrinelli, 2009).
Sorprendono la schiettezza e il coraggio della verità con cui Lerner rivisita le proprie origini e la sua condizione di apolide, spesso motivo di inquietudine, spesso motivo di privilegio.
Il libro si snoda da Beirut ad Aleppo, passando per l’Ucraina, terra significativa e decisiva per la vita dei Lerner, fino a concludersi al confine tra Libano e Israele, zona di conflitti storici e di confine. Gad Lerner si fa accompagnare dal lettore nel ricordo dei suoi viaggi alla scoperta delle “anime” che lo abitano e che hanno segnato la sua identità. Ripercorre le guerre, gli scontri e le contraddizioni di queste terre, conscio del fatto che ognuno di questi luoghi gli appartiene.
In questi territori Lerner incontra numerose scintille d’anima (gilgul), dalla nonna Teta a Primo Levi e Bruno Schulz, scrittori che restano per noi monito dei drammi della Shoah. Ripercorre i secoli di storia che hanno contrassegnato Israele, il Libano e le terre variegate del Medio Oriente.
Provenienze comuni e vite diverse, a motivo della storia complessa delle terre mediorientali e della nascita dello stato di Israele che Lerner considera cruciale e rivede nel destino diverso toccato ai figli della nonna Teta e della sua amica Rachel, simile a quello di molti altri libanesi: “La stridente diversità tra Teta e Rachel pare a me rivelarsi anche nel destino opposto dei loro figli: Eli Ben Zvi, figlio di Rachel, perse la vita nella battaglia di Beit Keshet, durante la Guerra d’indipendenza del 1948; mentre Moshé Lerner, ventiduenne figlio di Teta, in quello stesso momento conduceva una vita tranquilla pochi chilometri più a nord, nella Beirut tramandata fino a me come isola di beatitudine” (p. 148).
Ricerca di identità e stato di apolide si alternano e si rincorrono. La vita è costituita di legami che continuamente si creano e si recidono (p. 22), come confini che bisogna saper attraversare. Il primo è inevitabilmente quello della verità di se stessi: da un lato, l’imperativo biblico “onora tuo padre e tua madre”, dall’altro l’altrettanto fondamentale Lech lechà (Vattene dalla casa di tuo padre) con cui Gad Lerner, come ogni uomo adulto, ha deciso di fare i conti, superando i confini e i limiti della propria identità, senza tuttavia negarli, in una continua dialettica tra riconoscimento e oltrepassamento di sé, ricerca delle proprie radici e radicamento nell’oggi.
In fondo, questo è stato il cammino percorso dalla nonna paterna anni prima che, resistendo alla nostalgia, disobbedì ai genitori, ascoltando il monito Lech lechà e tornando alle proprie radici.
Lo stesso viaggio verrà compiuto da Lerner che, incontrandosi con etnie e appartenenze diverse, giunge a riconoscere una verità che da apolide quasi lo trasforma in cosmopolita: “Il futuro ci vedrà riuniti fra diversi nei medesimi luoghi, qualunque sia la nostra idea di nazione” (pp. 211-212).
a cura di
Annalisa Margarino
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