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RECENSIONI

"Obbedienza e libertà" di Vito Mancuso

"Cristiani nel deserto. Charles de Foucauld, Primo Mazzolari e Arturo Paoli" di Giorgio Vecchio

"L'arcivescovo deve morire" di Ettore Masina

"Io e Dio" di Vito Mancuso

tre volumi su Raimon Panikkar

"In principio era la gioia" di Mattew Fox

"Senza Buddha non potrei essere cristiano" di Paul Knitter

"Montaigne. L’arte di vivere"
di Sarah Bakewell

DAI "QUADERNI" DEL 2012

Fai bei sogni (aprile 2012)
Il sapore del pane - di D. M. Turoldo (marzo 2012)
A un giovane italiano - di Carlo Azeglio Ciampi (febbraio 2012)
Il tempo invecchia in fretta - di Antonio Tabucchi (febbraio 2012)

DAI "QUADERNI" DEL 2011

L'arcivescovo deve morire - di Ettore Masina (dicembre 2011)
La scommessa della decrecita - di Serge Latouche (luglio 2011)

La vita è una prova di orchestra - di Elena Loewenthal (luglio 2011)
Qui ho conosciuto inferno, purgatorio e paradiso di Giacomo Panizza e Goffredo Fofi (giugno 2011)
Gioventù sprecata - di Tonia Mastrobuoni (maggio 2011)
Viva l'Italia - di Aldo Cazzullo (aprile 2011)
L'altra parte del mondo - di Rita Levi Montalcini (marzo 2011)
Fuori dalle righe - di José Castillo (febbraio 2011)
Vi segnaliamo... (gennaio 2011)
Perdersi - di Lisa Genova

DAI "QUADERNI" DEL 2010

Pregare nella tempesta - di Christian Salenson
Nel deserto il profumo del vento - di Giorgio Gonella
Arturo Paoli. Ne valeva la pena - di Silvia Pettiti
La civilità dell'empatia - di Geremy Rifkin
Il cervello lepre e la mente tartaruga - di Guy Cloxton
L'arte del bambino - di Mario Lodi
L'ecologia siamo noi - di Marco Paci
La ferita dell’altro - di Luigino Bruni
Un altro mondo è possibile se... - di Susan George
Scintille. Storie di anime vagabonde - di Gad Lerner
Perché pregare, come pregare - di Enzo Bianchi
Qualcosa di così personale - di Carlo Maria Martini
Sulla figura di Carlo Carretto

I

UN ALTRO MONDO E' POSSIBILE SE...

AUTORE: Susan George
EDITORE: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 2003 

Un altro mondo è possibile era lo slogan in voga alcuni anni fa, sostenuto da chi immagina un'alternativa alla società di mercato, alle politiche neoliberiste delle multinazionali e di istituzioni come Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Organizzazione per il commercio mondiale (WTO). Oltre allo slogan, l’economista Susan George, attivista del Movimento per la giustizia globale, aggiunge alcuni "se", necessari affinché la novità accada. Questi se sono illustrati nel libro Un altro mondo è possibile se.. (edizioni Feltrinelli). Pur con un linguaggio in alcuni aspetti superato, il libro contiene alcune indicazioni che possono aiutare a definire l’ambito del bene comune (il mondo globale) e a includere tra i soggetti protagonisti della sua costruzione anche i cittadini comuni, coloro che Susan George chiama “militanti” riferendoli al Movimento per la giustizia globale.
Nel suo viaggio l'autrice mette al centro dell’attenzione le persone, persuasa che non bastino le buone idee e gli ottimi propositi per realizzare il cambiamento auspicato. Solo se si includono molte persone il cambiamento è possibile. Ma non è semplicemente una questione di numero. Bisogna assegnare alle persone compiti precisi secondo le competenze che ognuno mette in campo. In questo modo i neofiti diventeranno “militanti” del cambiamento.
Un altro se da adempiere è il connubio tra sapere e azione politica. Secondo Susan George il movimento per la giustizia globale deve investire molte risorse per approfondire la conoscenza della realtà se vuole cambiarla. "Sapere è potere", è la massima riconosciuta da coloro che gestiscono la politica e l’economia, dunque anche educatori, insegnanti e accademici del movimento dovranno avere competenza critica adeguata.
Il terzo se che la George indica è quello di lasciare da parte le illusioni più care. Invece di credere che i ricchi un giorno accetteranno le idee del movimento e abbandoneranno il potere, Susan George incentra in maniera dialettica e critica il rapporto tra "loro" e "noi" (movimento) cosciente che sarà sempre un equilibrio di forze instabile, che non potrà pendere mai totalmente da una parte o dall'altra. La speranza è che il "noi" si allarghi sempre più e diventi rispettato da "loro". Invece di credere che esista una formula magica e magari unica del cambiamento, la George rifiuta come unica uscita dal modello capitalista il consumo etico e il masochismo di coloro che dicono: "è tutta colpa nostra, perché siamo sporchi consumatori".
Infine l'ultimo se da realizzare è la pratica della non violenza. A questo riguardo la George introduce una distinzione discutibile tra violenza alle persone e violenza alle proprietà, rifiutando categoricamente la prima ma non la seconda. Attualmente il Movimento per la giustizia globale è decisamente in declino, addirittura nascosto. Non si tratta di un calo di proposte e idee quanto di poca visibilità pubblica e mediatica. La stessa Gorge, in un recente dibattito, ha espresso di fronte la necessità di un impegno maggiore nella comunicazione. Aspetto che il suo libro tuttavia tralascia.

a cura di Claudiu Hotico


 
 

 


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