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NEL DESERTO IL PROFUMO DEL VENTO
AUTORE: Giorgio Gonella
EDITORE: Il Margine
Anno di pubblicazione: 2010
Chi soffre di claustrofobia cerca di aprire le porte. A volte parte in viaggio. Un viaggio tutto interiore. E si fa condurre da una catena di testimoni che inizia da Gesù e passa attraverso persone così differenti come i padri e le madri del deserto, Gregorio di Nissa, Pseudo Dionigi l’Areopagita, Meister Eckart, Simone Weil, Francesco d’Assisi e Charles de Foucauld” (p. 161). È questo il viaggio che Giorgio Gonella, Piccolo Fratello del Vangelo, intraprende nel suo libro introdotto con gratitudine da fratel Arturo Paoli che ha vissuto ogni pagina come “un graffio e una carezza”. Partendo dal riconoscimento dei gemiti dell’anima che abitano ogni essere umano e che appartengono anche a questo tempo storico della Chiesa, il Piccolo Fratello rivolge l’attenzione al paesaggio del deserto che ben conosce e ha sperimentato. Le sue scelte di vita lo hanno portato prima a New York, tra persone con problemi di dipendenza dall’alcool e dalla droga, poi in Messico, in una regione rurale alle pendici della Sierra Madre dove vive anche il deserto geografico e avvia una comunità di accoglienza. Andare nel deserto non è fuggire, ma è “ritorno alla verità”, “apertura all’Altro”. Addentrarsi richiede coraggio perché significa disporsi ad accedere a uno spazio di vero e proprio “scorticamento”. Il deserto chiama nei momenti critici della storia, quando l’uomo non ha nulla da perdere, si sente sterile, oppresso.
La fenomenologia del deserto di Gonella ci porta innanzitutto nel deserto biblico di Abramo e dei patriarchi che è stato fondante per la vita del popolo eletto, per condurci fino al deserto di Giovanni il Battista e di Gesù. La Chiesa ha bisogno del deserto, perché “Il vento del deserto metterà sempre in questione la religione in nome della fede” (p. 34). È proprio questo mettere in questione, rivalutare, riascoltare, rivedere che caratterizza il deserto come spazio interiore e richiede un vero e proprio percorso di spogliamento, impoverimento, silenzio, preghiera, vuoto spirituale e ascolto del desiderio. Chi vive questa esperienza si spoglia di tutto ciò che ingombra (p. 37), ma vive la possibilità dell’incontro con l’oggetto del proprio desiderio.
Il deserto apre spazi nuovi e dona sensi nuovi. Insegna ad assaporare il profumo nascosto “del vento senza aroma”. Anche lo sguardo viene trasformato. La visione di Dio, il cosiddetto “silenzio di Dio”, viene modificata, purificata, essenzializzata, liberata da immagini improprie e inopportune, definizioni eccessive, pregiudizi e sensazioni di possedere Dio. Si scopre che Dio è altro, totalmente altro, anche se prossimo all’uomo. Il deserto diventa metafora di Dio: “L’anima, che frequentava il deserto e che era diventata essa stessa deserto, scopre adesso che Dio non soltanto vive nel deserto, ma «è deserto»” (p. 100). Ovvero, Dio abita tra i poveri, nel “deserto degli stracci”, come lo chiama l’autore, laddove si fa costantemente esperienza di espropriazione, senza dover accedere a spazi diversi. Il deserto però non dura per sempre. Vi si entra per accedere a una vita radicalmente nuova e abitata dalla presenza di Dio che l’esperienza del vuoto ha insegnato a cogliere, anche se “qualcosa mancherà sempre” (p. 166) fino al tempo della comunione totale in cui Dio sarà tutto in tutti (cfr. 1 Cor 15,28).
a cura di
Annalisa Margarino
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