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QUALCOSA DI COSI' PERSONALE. MEDITAZIONI SULLA PREGHIERA
AUTORE: Carlo M. Martini
EDITORE: Mondadori
Anno di pubblicazione: 2009
La preghiera è qualcosa di così personale, intimo che è difficile parlarne. Allo stesso tempo tutti abbiamo bisogno di imparare a pregare, a di-sporci in questo dialogo profondo con Dio che non si finisce mai di apprendere. È a partire da queste due consapevolezze che il cardinale Carlo Maria Martini, all’età di 82 anni, ha deciso di dedicare un libro al tema della preghiera. Le domande implicite, scorrendo le pagine, sembrano essere “Come si prega?”, “Esiste un modo giusto di pregare?”, “Si prega per se stessi o per l’altro?”, “Quale relazione esiste tra preghiera e vita attiva?”. Il Cardinale, secondo lo stile che lo contraddistingue, mette i suoi lettori alla scuola di preghiera del Vangelo, mostrando come pregava Maria, come ha pregato l’anziano Simeone alla vista di Gesù bambino nel Tempio, come ha pregato Gesù nell’esultanza e nel dolore. Risulta, così, che ogni credente è chiamato a innalzare il proprio Magnificat e il proprio grido di affidamento. Ogni esperienza di fede, sia nel momento della gioia che della prova, non può non essere accompagnata dalla preghiera che è innanzitutto capacità di formulare un dialogo profondo con Dio “quando ci mettiamo di fronte alla verità dell’essere” (p. 12). Carlo Maria Martini sa che questo dialogo non è facile e che spesso l’uomo è travolto da distrazioni o eccessi di zelo, per questo si sofferma sugli aspetti che rendono autentica l’orazione, che non è fuga ma abbandono fiducioso all’amore del Padre, come ci insegna Gesù pregando “sia fatta la tua volontà”. È esperienza interiore che domanda ascolto profondo, messa a disposizione della propria vita, autenticità e totalità davanti al Padre. Non a caso, il Cardinale dedica una breve parte del suo libro anche all’importanza dei gesti nel vissuto della preghiera, perché nel momento in cui si prega si è interamente davanti al Padre ad affidare la propria vita. Per questo è importante imparare a pregare dai grandi maestri di orazione come santa Teresa di Gesù e san Giovanni della Croce, ma al tempo stesso sforzarsi di creare un dialogo personale con Dio. Si prega per se stessi, allora? Carlo Maria Martini conosce l’indole alla chiusura di ogni persona, per cui fin dalle prime pagine del suo libro chiarisce: “La pietra di paragone dell’autenticità della preghiera è il non ripiegamento su di sé o il gusto intimistico che ci spinge a trovare delle soddisfazioni personali, ma la franca e chiara messa a disposizione della nostra vita per tutti coloro che hanno bisogno di noi, per chi soffre, per i più poveri, per i più bisognosi” (p. 24). Si prega per l’altro. Per questo l’ultima parte del libro è dedicata alla preghiera di intercessione, a prova che non preghiamo per noi stessi, ma per tutti, fiduciosi che altrove qualcuno intercederà per noi. È questa la vita della preghiera che porta costantemente a apertura e servizio. Nelle ultime pagine l’intercessione diventa motivo di evoluzione, di compimento che si esprime nell’espressione paolina: “Dio tutto in tutti” come desiderio di pace universale. “La preghiera di intercessione è espressione esplicita di ciò che è implicito nella natura e nella storia. Per questo essa costituisce pure la base per una possibile intesa fra gruppi diversi e contrapposti anche nel mondo delle religioni, perché guarda tutto a partire dalla pienezza di Dio” (p. 159).
a cura di
Annalisa Margarino
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