AUTORE: Christian Salenson
EDITORE: Qiqajon
Anno di pubblicazione: 2008
Ho sempre sentito che il Dio dell’Islam e il Dio di Gesù Cristo non fanno un plurale”. Sono parole di Christian de Chergé che sintetizzano il senso della sua ocazione, vissuta insieme ai suoi confratelli monaci che a Tibhirine hanno donato la vita per il dialogo con l’Islam e per la professione di fede nell’unico Dio. Pregare nella tempesta di Christian Salenson è un piccolo libro che riprende, meditandole, le riflessioni e le testimonianze del Priore di Tibhirine. Chiave di lettura di ogni pagina è come Christian de Chergè, insieme ai confratelli trappisti, leggesse la vocazione monastica in terra d’islam come di “oranti in mezzo ad altri oranti”. Christian non concepisce la sua vocazione monastica come una via per convertire, ma come una forma di comunione. A testimonianza di ciò, viene in aiuto un nome, Mohammed. È una guardia campestre che segna profondamente la vita di Christian: Mohammed appartiene a quella generazione che ha fatto la guerra in Algeria. Padre di famiglia, algerino, musulmano, durante un’aggressione protesse Christian e il giorno dopo venne trovato morto accanto al suo pozzo. Questo evento segnerà la vocazione di Christian di “orante in mezzo ad altri oranti”, in quanto Mohammed stesso gli aveva chiesto di pregare per lui. Un giorno, un altro amico musulmano gli chiese di scavare il loro pozzo, come non fanno da tempo. “E in fondo al nostro pozzo, cosa troveremo, acqua cristiana o acqua musulmana?” gli domandò scherzando Christian. “Da tanto tempo camminiamo insieme e ancora tu ti poni questo interrogativo? Sai, quello che si trova in fondo al pozzo è l’acqua di Dio” fu la risposta del fratello musulmano (cfr. pp. 49-50).
Christian impara a pregare dai fratelli musulmani e, trovandosi nella “casa dell’islam”, scopre ogni giorno di più che la spiritualità va oltre le frontiere della religione. Lui e i suoi confratelli ascoltano i richiami a pregare della campana e del muezzin come un continuo invito di Dio: “I richiami alla preghiera non possono lasciarmi indifferente. Anzi mi spingono a impegnarmi in essa. …Non vi è altri che Dio che possa invitarmi alla preghiera. Qui in Algeria comprendo più facilmente che tutti sono invitati, che l’uomo è stato creato per la lode e per l’adorazione” (p. 107). La vita di Christian, a partire dal riferimento a Gesù Cristo, è un progressivo scavare il pozzo insieme ai fratelli musulmani, fino all’ultimo, in una testimonianza d’amore radicale a partire dal Vangelo e dalla vocazione monastica: “I fratelli di Tibhirine erano poco numerosi, isolati nell’Atlante algerino, rinchiusi in una trappa. Man mano che gli anni passano il loro irradiamento si sta facendo sempre più grande. Essi sono uno splendido gioiello nella chiesa di questo inizio del terzo millennio. Eppure non avevano grandi progetti missionari, né strategie di annuncio, e nessuna volontà di reclutare qualcuno. Seppero accogliere la testimonianza di fede dei loro fratelli musulmani, e furono a loro volta essenzialmente dei testimoni” (p. 116). La loro testimonianza che giunge fino al dono della vita nel segno del martirio rimane monito a vivere in comunione con le altre fedi religiose, credendo “in quella comunione dei santi nella quale cristiani e musulmani sono già fin d’ora riuniti nel seno del Padre” (p. 116).
a cura di Annalisa Margarino