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SCACCO AL PAPA. INTERVISTA A VITO MANCUSO
Lo scandalo pedofilia. La linea troppo conservatrice del Pontefice.
La perdita di fiducia dei fedeli. La chiusura alle donne. La chiesa
cattolica attraversa una crisi profonda. Parola di teologo. Colloquio
con Vito Mancuso
di Daniela Minerva
Da "L'espresso" del 22 aprile 2010
È la figura sfuocata di un papa vecchio, minuto.
Troppo spesso stonato con un mondo che non capisce, che gli sfugge
di mano, che sembra interessarlo poco. In cinque anni di pontificato,
Benedetto XVI ha spinto la sua Chiesa verso un regno che non c'è
più. Ha voltato le spalle alle grandi questioni della modernità.
Ha deluso milioni di cattolici. Per accarezzare l'intelligenza di
pochi che cercano nella sua teologia antica una cintura di salvataggio
dal mondo. Le lacrime di Malta raccontano anche questo, non solo
il suo dolore per la "Chiesa peccatrice". Perché, mentre
Benedetto celebra, e a volte lo fa, le sue messe in latino voltando
fisicamente le spalle ai fedeli, la Chiesa universale si sfrangia
umiliata dallo scandalo dei preti pedofili, assordata dalle troppe
voci dissonanti dell'Africa che non riesce a chiedere il celibato
ai suoi preti, dei giovani disorientati da una morale sessuale incongrua,
dei vescovi europei lacerati da un magistero che pende verso i lefevriani
e ignora il dialogo coi luterani. E sono in molti ormai a parlare
apertamente di un travaglio che rischia di non ricomporsi. Tra di
loro anche il teologo Vito Mancuso, professore all'Università Vita-Salute
di Milano, che se lo spiega così.
Professor Mancuso, il pontificato di Benedetto
XVI è al centro di una bufera che ha portato allo scoperto una crisi
d'identità senza precedenti, almeno nel nostro tempo. Perché? E
con quali conseguenze?
"Questo travaglio legato allo scandalo della pedofilia è qualcosa
di unico nella storia della Chiesa, almeno negli ultimi 200 anni.
Un pericolo così grande di perdita di credibilità non c'è mai stato,
la statura morale del pontefice non è mai stata così compromessa.
Ed è quella che conta, che àncora le anime dei fedeli. E dà forza,
per parafrasare Stalin, alle divisioni del papa".
Perché è esplosa proprio oggi?
"Perché non si poteva più tacere, occultare, insabbiare. È
stato monsignor Stephan Ackermann, vescovo di Treviri, responsabile
della Conferenza episcopale tedesca a usare le parole “occultamento”
e “ insabbiamento”; e André-Mutien Léonard, vescovo di Bruxelles
e primate del Belgio, ha parlato di “colpevole silenzio”. Un silenzio
posto dalla lettera dell'allora cardinale Joseph Ratzinger nel 1991
con la quale si è coperto lo scandalo. È vero che le decisioni prese
in questi giorni sono ineccepibili, ma drammaticamente tardive".
Lo scandalo ha detonato una crisi più profonda
o si chiude in se stesso?
"Certamente è in corso un conflitto enorme. Noi dobbiamo capire
qual è la stagione storica in cui si colloca il pontificato di Benedetto
XVI: quella del Concilio Vaticano II, celebrato tra il 1962 e il
1965. Il Concilio ha posto le premesse per chiudere quattro secoli
di Controriforma, secoli nei quali l'identità cattolica si concepiva
in contrapposizione al mondo lasciando fuori le idee nuove e le
esperienze dei fedeli, e aprire il tempo della Riforma, durante
la quale l'identità cattolica si costruisce col mondo, con la vita
reale delle persone. Per valutare l'opera di Benedetto XVI bisogna
partire da qui, dal criterio oggettivo che lui stesso ha indicato
quando ha detto che l'orientamento del suo pontificato sarebbe stata
la realizzazione del Vaticano II, che egli ha definito la bussola
per orientarsi nel Terzo millennio. Ma, se questo è il criterio
oggettivo, non mi pare che il bilancio del pontificato sia entusiasmante.
E i dati indicano la progressiva perdita di fiducia dei fedeli:
in Germania un cattolico su quattro sta pensando di lasciare la
Chiesa. Lo stesso crollo si ha negli Usa. Benedetto è il pontefice
di una Chiesa che sta diventando un club per pochi".
Quali sono stati gli errori più gravi del
suo pontificato?
"Pensiamo al rapporto con le altre religioni: è un fronte stategico.
Oggi il papa è chiamato soprattutto a essere un grande maestro di
spiritualità: il nostro mondo ne ha bisogno per unire, armonizzare
le religioni e favorire la pace. È invece sotto gli occhi di tutti
come, nei cinque anni di pontificato di Ratzinger, il rapporto con
l'Islam non abbia fatto passi avanti. Come le relazioni con gli
ebrei siano peggiorate: non passa giorno che non se ne abbiano segni
concreti. Infine, è significativo che il papa non abbia mai incontrato
il Dalai Lama, che è venuto in questi anni due volte a Roma e che
Giovanni Paolo II aveva incontrato nove volte. Si usa dire che questo
è accaduto per evitare persecuzioni dei cattolici in Cina, ma delle
due l'una: o Giovanni Paolo era uno sprovveduto e ha esposto i fedeli
cinesi, o Benedetto prova un profondo disagio nei confronti di un
vero dialogo interreligioso".
Hans Kung chiede un concilio Vaticano III:
per che fare?
"Per attuare il Vaticano II. Ma perché diciamo Vaticano III?
Non potrebbe essere Kinshasa o Rio I?".
Ovunque si celebri, concretamente a cosa
servirebbe?
"A cambiare il governo della Chiesa e far sì che la monarchia
medioevale, tridentina, accentrata sul pontefice possa essere superata
da un effettivo potere delle conferenze episcopali. Mimetico a come
era il collegio degli Apostoli dove Pietro era sì il primo, ma Paolo
si poteva opporre frontalmente ".
E chi è oggi Paolo?
"Non c'è. E questo è stato il grande limite del pontificato
di Giovanni Paolo II che ha selezionato la dirigenza della Chiesa
sulla base della fedeltà a lui stesso e a Roma. Così non ci sono
voci forti e nuove che chiedano l'apertura al mondo".
Per questo viene da chiedersi: cosa cambierebbe
un nuovo Concilio?
"Quando gli uomini sono isolati fanno fatica a esprimere opinioni
divergenti rispetto alla dottrina ufficiale; sentono il disagio
ma da soli non riescono a uscire allo scoperto. L'evento collegiale
permette al disagio di esprimersi. E ai singoli di parlare senza
essere tacciati di eresia, di apostasia. Questo è il problema della
Chiesa: ogni minimo dissenso appare un tradimento, e il Concilio
è invece il luogo dove il dissenso si può esprimere".
Suggerisce che la maggioranza dei cattolici
non si riconosce più nel magistero?
"L'anima cattolica nel nostro tempo è divisa. Il problema di
fondo è il rapporto tra la fede cristiana e il mondo come ha cominciato
a delinearsi a partire dall'epoca moderna. Bisogna tornare al 17
febbraio del 1600".
È un po' lontano.
"Ma è il giorno del rogo di Giordano Bruno, l'inizio ideale
della chiusura che ci angustia oggi. L'inizio del tempo nel quale
la Chiesa ha chiuso la porta alle idee nuove. Il Concilio Vaticano
II ha invertito la rotta aprendo alle possibilità introdotte dal
progresso politico-sociale e scientifico. Così oggi i cattolici
sono divisi tra coloro i quali capiscono che il dettato dottrinale
è contrario allo spirito dei tempi, e chiedono che sia rivisto scegliendo
come ultima voce guida l'esperienza che essi fanno nelle loro vite
e coloro i quali, invece, vogliono che siano le acquisizioni dottrinali
accumulate nei secoli a guidare l'azione, e si pongono in un'eroica
contrapposizione col mondo. Ecco: Benedetto XVI è incapace di vedere
che l'anima cattolica si compone di queste due dimensioni".
Sta parlando di uno scisma?
"Lo scisma nasce da qui, Benedetto è il papa che legittima
unicamente la linea conservatrice. E non è questo che un pontefice
dovrebbe fare".
Il governo della Chiesa, il dialogo interreligioso
sono temi gravi, ma ciò che viene continuamente al pettine è l'incongruità
della morale sessuale della Chiesa. Sulla quale, però, il Concilio
ha taciuto.
"Il grande limite di Paolo VI nella conduzione del Vaticano
II fu di togliere all'assise conciliare la materia, la facoltà di
esprimersi al riguardo. Mentre la morale sessuale è grande parte
del magistero della Chiesa. Forse papa Montini aveva il concretissimo
timore che lo strappo dalla tradizione sarebbe stato troppo forte
e devastante. Comunque sia egli lo eliminò dall'agenda del Concilio
e convocò una commissione di esperti per decidere sulla contraccezione.
Ma quando giunsero i risultati che erano a favore dell'uso del preservativo,
li mise da parte".
Non solo: promulgò l'Humanae Vitae nella
quale negava la liceità della contraccezione. Siamo ancora lì?
"Oggi la Chiesa Cattolica ha una teologia rinnovata per quanto
riguarda la dottrina sociale e, in merito all'economia, alla finanza,
ai temi dell'immigrazione riesce a essere un'effettiva maestra di
umanità. Ma ha una teologia arretrata in materia di morale individuale.
Così quando parla di sessualità non riesce a interpretare lo spirito
dei nostri tempi, e non riesce a essere maestra neppure per gli
stessi cattolici".
Esiste una questione femminile nella Chiesa?
"Certo che sì. E attualizza quanto dicevo prima. Ormai è evidente
che le donne sono protagoniste, nella politica, nel mondo del lavoro,
persino nei carabinieri. La Chiesa Cattolica si segnala come eccezione
a riguardo. E così non riesce a parlare ai nostri tempi: la sensibilità
femminile potrebbe provocare una rivoluzione epocale, porterebbe
aria fresca. Ma non solo: lasciando fuori le donne la Chiesa è infedele
a Gesù che, contrariamente alla prassi rabbinica del tempo, privilegiava
enormemente le donne. Il Vangelo di Luca dice che con Lui c'erano
non solo i 12, ma molte donne, in un concilio apostolico misto.
E sono state le donne a vederlo per prime risorto. Nell'escluderle
la Chiesa Cattolica ha tradito il suo fondatore".
La Chiesa si è costruita come un mondo senza
donne, e con pastori celibi. Esiste un nesso tra celibato e pedofilia?
"È difficile pensare che non ci sia. D'altro lato è ingiusto
ridurre tutto a quello. Le statistiche dicono che la gran parte
dei pedofili agisce tra le mura domestiche, uomini sposati. Sul
celibato, invece, occorre dire qualcosa di più concreto: serve?
O piuttosto aggrava una situazione di crisi delle vocazioni che
scarica sui preti un superlavoro che non fa bene a nessuno? Mancano
i sacerdoti e si accorpano le parrocchie che arrivano a servire
anche 30 mila persone. Il prete può in questo modo esercitare il
suo ministero che dovrebbe essere quello della cura dei singoli?
Ovviamente no. Guardando queste cose, si dovrebbero prendere decisioni
che hanno a cuore il vero bene della Chiesa".
In questa prospettiva, la vicinanza con le
chiese riformate è enorme.
"E non bisognerebbe arrivare proprio a quello? Non bisognerebbe
arrivare all'unità assumendo nella nostra prospettiva ciò che di
buono le chiese protestanti hanno fatto? E viceversa. Io credo che
la figura del papa sia quanto mai importante nel nostro mondo, che
ci sia bisogno di una figura di sintesi che garantisca l'unità;
e il mondo protestante, afflitto dal proliferare continuo di nuove
chiese, avrebbe tutto da guadagnare in una figura di questo genere.
Non bisogna aver paura"
(22 aprile 2010)
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