Camminare a passo d’uomo nelle scelte del quotidiano ci chiede di tornare a ritmi lenti
Care amiche, Cari amici,
l’estate è ormai nel suo sviluppo più pieno e il caldo ci può aiutare a fermarci e a rallentare. Nel nostro correre e affannarci quotidiano, don Mario soleva spesso invitarci all’esercizio dell’inter-rompere. Provare a fermarci, tra un’attività e l’altra, per vivere un piccolo spazio di silenzio, per ritrovare il centro in noi stessi. Ogni giorno le cose urgenti ci consumano il tempo e rimandiamo al domani cose importanti che rischiano di restare in noi solo avvolte nel desiderio.
A passo d’uomo. Sono tanti i pensieri che sono sorti dentro di me, ve ne condivido qualcuno a partire dalle esperienze concrete che me li hanno suscitati.
Una mattina, poco prima di Pasqua, sono uscita in auto per recarmi nel nostro piccolo paese di Civitella.
Ero appena partita quando ho dovuto fare una brusca frenata vedendo una persona che mi faceva segno di rallentare e fermarmi. Dietro di lei, vedo con sorpresa venirmi incontro un gruppo di pecore: c’era il pastore che abita poco distante da noi, che stava spostando il gregge da un prato all’altro. In breve mi sono trovata circondata dalle pecore, alcune curiose, altre indifferenti, qualcuna a buon passo, altre più svogliate e lente. Finita la piena e il passaggio delle singole ritardatarie, faccio per riaccendere il motore quando la scena si ripete davanti a me: era la pastora che mi faceva nuovamente segno di stare ferma e aspettare. Non capivo e l’attesa si prolungava, quando d’un tratto ecco arrivare un gruppo di agnelli con in mezzo qualche pecora madre.
Proseguiva molto lento perché gli agnelli erano vivaci, qualcuno saltellava a destra e sinistra e non camminava certo come il gregge unito e compatto. Alla fine dovetti attendere che la signora rincorresse un discolo che invece di proseguire in avanti continuava a correre indietro.
Questo incontro mi ha riempito di allegria e credo di aver compreso meglio e per esperienza diretta quel passaggio del profeta Isaia che esprime un’immagine di Dio paragonandolo a un pastore che fa pascolare il gregge e conduce pian piano le pecore madri. Mi è venuto spontaneo applicare quest’immagine, alle nostre comunità, non solo religiose e spirituali ma anche laiche e civili. Camminare a passo d’uomo, andare piano al passo del più fragile, di chi fa più fatica, perché nessuno sia escluso, perché tutti possano avere posto, dove la fatica del vivere possa godere anche del ritmo lento, della gioia dei piccoli. Nessuno scartato, allontanato, etichettato perdente.
Un’amica di Ore undici, tornata a vivere in Germania suo paese natale, ogni anno viene a trovarci per stare con noi qualche giorno. Nonostante la distanza, non prende mai l’autostrada. Preferisce percorrere strade provinciali, quelle che le permettono di attraversare paesi e incontrare persone. Prendere il tempo di guardare e non solo di vedere, gustare gli incontri e non solo chiedere un caffè o farsi indicare un bagno. A passo d’uomo. Con creatività possiamo inventarci tanti modi per rallentare, per gustare la gratuità di ciò che ci circonda e ci viene ogni giorno donato.
Quanti amici amanti del camminare spesso partono, zaini in spalla, per procedere a passo d’uomo. Non credo sia un caso la riscoperta di cammini, da Compostela alla Francigena, sentieri percorsi per secoli quando mettersi in cammino era il modo più comune per spostarsi.
Viviamo il presente, prepariamo il futuro, nelle piccole grandi scelte del quotidiano. Mentre i nostri governanti e le nostre economie si stanno orientando alla produzione di armi, auguriamoci di saper camminare a passo d’uomo per riflettere insieme, prendere posizione, scegliere da che parte stare, per dirigere i nostri passi sulle vie della giustizia e della pace.
In attesa di rivederci, spero in tanti, nel nostro incontro annuale a Montanino di Camaldoli dal 25 al 29 agosto, attorno al tema La memoria genera futuro, vi invio l’augurio di buona estate.
Un caro saluto
Agnese
OreUndici