
di Nicola Colaianni su repbari del 25.04.26
Ottantuno anni fa il 25 Aprile segnò la liberazione dell’Italia dall’occupante nazista e dai suoi manutengoli fascisti. La celebriamo nel Sacrario che custodisce una piccola parte delle vittime di quel crogiolo ardente che fu la Seconda guerra mondiale con i suoi 65 milioni di morti, dei quali 450mila italiani. Nella nostra Bari ne riposano 75mila, caduti oltre mare e alcuni nei campi di concentramento del Reich, dove furono internati i militari italiani che alla proposta dei loro comandanti di passare dalla parte di Adolf Hitler reagirono con schifo e ribrezzo», ricorda nel suo libro di memorie uno di loro, Dionisio Altamura, che scamperà alla morte e tornato a casa formerà generazioni di studenti baresi insegnando al liceo Orazio Flacco.
Ma in grande maggioranza le vittime sono rimaste senza nome. Quarantacinquemila giovani che alla patria, com’è scritto in un’epigrafe, hanno donato insieme con il sangue anche il nome. Non era di certo la loro volontà. Il nome di ciascuno di noi, dice la Bibbia, è scritto nei cieli, indelebilmente. La volontà, diretta o indiretta, di cancellarlo scaturiva dalla considerazione della persona -l’ebreo, il rom, l’omosessuale, il nemico in genere-come untermensch, un sotto-uomo. L’omicidio del nome, non soltanto del corpo, è il disvalore aggiunto impresso dal nazifascismo alla guerra. “Meditate che questo è stato:/vi comando queste parole. /Scolpitele nel vostro cuore/stando in casa andando per via, /coricandovi alzandovi;/ripetetele ai vostri figli”. Ecco il senso del 25 aprile, racchiuso nella poesia Shemà di Primo Levi, del gennaio 1946. È l’anno e adesso sono ottanta che segnò l’inizio dell’attuazione degli ideali della Resistenza. Le donne si videro riconoscere espressamente il diritto all’elettorato anche passivo, sei di loro divennero anche sindache dei rispettivi Comuni. Il popolo scelse in netta maggioranza la Repubblica ed elesse con metodo proporzionale i suoi rappresentanti all’Assemblea costituente. Deputati liberamente eletti dal popolo fecero la Costituzione, senza la supervisione delle potenze vincitrici, come in Germania, o addirittura la loro confezione, come in Giappone. Questa libertà eccezionale fu certo dovuta alla linearità di comportamento di tanta parte dell’Esercito in Italia, come a Bari i reparti agli ordini del generale Nicola Bellomo. Ma di più, politicamente, al riconoscimento che alla Liberazione dalla «perniciosa influenza del fascismo» – obiettivo posto per l’Italia dalla Conferenza di Mosca del 1943 – avevano contribuito da protagonisti i partigiani che avevano scelto la parte giusta, quella della libertà dagli oppressori. Sull’antifascismo dell’Italia, perciò, si poteva fare affidamento. Garantiva la Resistenza. Ada Prospero, la moglie di Piero Gobetti-del quale ricorre quest’anno il centenario della morte-chiamò la Costituente «l’altro passo». Con l’insurrezione e la liberazione un passo è stato fatto – scrisse – ora si tratta di farne un altro: «Non restare immobili, preparare ogni giorno l’altro passo». II 25 Aprile ha però un respiro internazionale e ci chiede anche di dare concreta solidarietà alle altre popolazioni che una mattina si son svegliate e han trovato l’invasor. L’ucraina, la palestinese a Gaza e in Cisgiordania, la libanese… Tanto più se l’oppressione provenga anche da spietati regimi interni, come in Iran, o da bande di miliziani, come in Sudan con le sue 200mila vittime innocenti. «Il mondo è devastato da una manciata di tiranni!», ha detto papa Leone. Il diritto internazionale viene calpestato, l’Onu addirittura pronta a essere sostituita da un loro organismo autocratico. Dobbiamo proteggere le istituzioni mondiali che abbiamo creato per coltivare la pace. Mettere «un sacco sopra all’albero tremante di freddo», come recita una poesia di Bertolt Brecht del 1938 davanti ai preparativi di quella guerra capace di distruggere intere popolazioni. Nutrire il fiore all’ombra del quale il partigiano vuol essere sepolto, come canta quell’inno internazionale alla lotta per la libertà. Curiamolo, ci invita ogni anno il 25 Aprile, non lasciamolo appassire. È la memoria dei partigiani e delle partigiane, custodita nell’articolo 11 della Costituzione.
Testo dell’intervento di oggi al Sacrario dei caduti d’oltremare RIPRODUTIONE RISERVATA
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