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Sguardi che diventano gesti

La visione al femminile parla di accoglienza, condivisione e nuove vie

In questo nostro tempo siamo spesso invitati a percorrere strade di nuovo umanesimo. Come esercitarci a tradurre nel concreto questi aneliti di Vita nei nostri ambiti professionali, sociali ed ecclesiali? Abbiamo voluto intitolare questo Quaderno Sguardi di donna per sottolineare il valore di uno sguardo femminile sulla realtà e sulle potenzialità di cambiamento di cui è simbolo.

In questi giorni ci ha colpito la notizia che in Cina al tavolo dei colloqui tra le due delegazioni cinese e americana, non fosse presente nessuna donna. Nella stanza in cui si attualizzava la politica mondiale, nessuna delle due superpotenze ha sentito la necessità di fare spazio alla ricchezza di una presenza e di uno sguardo femminile.

Perché in tante istituzioni, sia civili che religiose, la logica del potere maschile è ancora lontana dal riconoscere la preziosa ricchezza del femminile, per affrontare le sfide del vivere questo nostro tempo? Anche la visione trascendente della Vita e della fede sono spesso interpretate come ingenuità, infantilismo dal mondo della tecnica a servizio del profitto.

Stiamo tutti conoscendo nuovi linguaggi e nuove parole.

Non tutti sappiamo cosa sia un algoritmo, ma ognuno ne vede gli effetti dal modo con cui i cellulari sono sensibili alle informazioni e agli oggetti che suscitano il nostro interesse. Modellano le offerte sui nostri gusti, per indurci al consumo in modi sempre più incalzanti e invadenti. L’unicità di ciascuno è sfruttata a servizio del mercato.

A partire da questo uso negativo, mascherato dal tentativo di tutelare i dati personali con le leggi sulla privacy, siamo sollecitati al riconoscimento del valore della soggettività.

Quanto indispensabile e preziosa diventa allora la consapevolezza dell’angolatura da cui guardiamo le cose. Essa determina il modo con cui pensiamo, riflettiamo e valutiamo ciò che viviamo. Un’esperienza che, se coniugata al femminile, allontana dalle logiche della rivalità, genera ricchezza di sensibilità e apertura rispetto a ciò che ognuno ha di personale, unico e soggettivo.

Sguardi di donna. Modi plurali di accogliere, di vedere, d’interpretare ciò che accade. Sguardi capaci di attesa, di lasciarsi sorprendere dal nuovo e che si concretizzano in gesti di accoglienza dell’incerto e dell’incompiuto. Sguardi che si traducono in capacità di ascolto, accompagnamento paziente delle esperienze di crescita, senza l’urgenza di tradurre in schemi e formule da applicare per essere subito produttivi ed efficienti. Gesti di gratuità e di cura, che impegnano a lungo con costanza e dedizione, non quantificabili in profitto.

Sguardi al femminile sulla realtà. Ne derivano stupore, silenzio, accoglienza della bellezza, atteggiamenti che sfociano in condivisione con i piccoli, le vittime, i poveri, gli indifesi.

Non sono espressione di una visione romantica, lontana dalla vita reale. Profeti del nostro tempo quali Etty Hillesum e Vittorio Arrigoni ce ne hanno indicato la strada, pagandone il prezzo in modo deciso e coerente, con il dono delle loro vite.

Auguriamoci tutti, di sapere assumere la responsabilità di queste vie, nei nostri cammini personali, dentro e fuori la Chiesa, nei percorsi di custodia delle nostre democrazie, nel rinnovato impegno di voler camminare per sentieri che costruiscono concretamente la pace.

Un caro saluto

Agnese