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Abitare la soglia

Attraversare lo spazio dentro di noi

Dare un nome a ciò che ci abita ci muove verso l’esterno e allarga i nostri orizzonti

Intervista a Brunella Coratti, di Claudia Beleffi (Brunella Coratti è psicologa, responsabile del Centro Diurno Prevenzione Interventi Precoci Salute Mentale di Roma 1)

Stare sulla soglia: un’immagine molto evocativa che porta con se vari significati. Nell’accezione piu evolutiva e una sospensione, una meditazione, nell’attesa di scegliere dove andare, e una distanza benevola dall’ansia, dall’impulsivita, dal fare a tutti i costi. C’e, tuttavia, anche un significato piu regressivo, quando lo stare sulla soglia diventa un tempo infinito e dilatato, un modo per non conoscere ne il dentro ne il fuori, per ripiegarsi su se stessi con l’unico scopo di evitare di fare esperienza.

Brunella Coratti ha toccato con mano queste due sfaccettature, in modo particolare la seconda, nel suo lavoro di responsabile del Centro diurno Prevenzione Interventi Precoci Salute Mentale di Roma. Psicologa, ha scelto di lavorare unicamente nel pubblico, restando dentro il sistema sanitario nazionale.

≪A pochi anni dalla pensione – racconta – trovo molto interessante che mi portiate a riflettere anche su questo!

Ho scelto da ragazza di studiare psicologia, specializzarmi in psicoterapia, frequentare numerosi corsi di aggiornamento e studiare, studiare nell’ottica di quella formazione permanente che nella nostra professione e indispensabile per curare gli altri e anche un po’ noi stessi. Mi ha sempre sospinto una profonda, amorevole curiosita per le vicende umane, in generale, ma ancora di piu per quelle derive dolorose e inconfessabili che chiamiamo malattia, con tutto il corteo sintomatologico. Ed e stato davvero un onore, per me, entrare a far parte, molti anni fa, del dipartimento di Salute mentale della Asl di Viterbo prima, di Roma poi, come psicologa nei centri di Salute mentale che si occupano della cura del paziente psichiatrico.≫ Di cosa si è occupata prevalentemente?

≪Per molti anni della psicoterapia con i pazienti gravi, dove per gravita intendiamo una profonda e importante frammentazione dell’unita della persona, con disorientamento nello spazio e nel tempo e che si manifesta con sintomi importanti quali allucinazioni, deliri, disregolazioni dell’umore e del comportamento.

Nel 2018 mi viene proposto di organizzare un centro diurno per giovani pazienti. Parliamo di ragazzi e ragazze dai 14 ai 25 anni. Il centro diurno e una struttura semiresidenziale terapeutico riabilitativa, aperto tutta la giornata, che propone gruppi e laboratori con caratteristiche diverse. Ci sono gruppi di psicoterapia, di psicoeducazione, di social skill training, di discussione di argomenti, quindi gruppi a conduzione esclusivamente verbale, e gruppi che favoriscono invece l’espressione e la cura di qualita tanto importanti per il benessere personale quali la creativita, la curiosita, la fantasia, l’intuizione, quindi laboratori di ceramica, di arte, di teatro, di fantasy e cosi via. I pazienti possono frequentare una o piu di queste attivita, a seconda delle loro problematiche e del progetto terapeutico che viene concordato con tutta l’equipe curante.≫ Quali giovani accedono al centro diurno?

≪Utenti che hanno problematiche personali medio – gravi. Senza entrare nelle categorie diagnostiche, posso invece narrarvi – spero in modo che non risulti troppo generico – che tipo di sofferenza lamentano.

Naturalmente, tutto cio che segue, non si riferisce ai giovani in generale, ma solo a quelli che sono fortemente in difficolta tanto da chiedere un aiuto specialistico.

L’esperienza soggettiva e il senso di inadeguatezza, di non potercela fare. La gestione delle attivita quotidiane, studiare, lavorare, impegnarsi in un’attivita, a prescindere da quanto piacevole, e un’impresa che sommerge. La tolleranza di frustrazioni anche micro e impensabile, qualsiasi evento avverso scatena fuga, ritiro o crisi emotive di diverso genere ed entita. Non c’e un punto fermo, ne di riferimento: per molti sono i social, talvolta droghe o alcol, per molti altri l’isolamento e il ritiro. La relazione interpersonale ne esce fortemente penalizzata, sia in termini emotivi che affettivi. Non c’e desiderio, pochissima curiosita, molti timori di avvicinarsi e soprattutto tanta vergogna.≫ Come reagiscono ai problemi quotidiani che la vita propone?

≪Non vengono assolutamente presi in considerazione, nemmeno visti: la preferenza e sempre quella dell’evitamento, della fuga. Di fronte ad eventi avversi piu rilevanti, poi, come un insuccesso prestazionale o un fallimento relazionale, la risposta emotiva e scomposta e cosi disregolata che spesso esita in ricoveri ospedalieri piu o meno lunghi. Nemmeno il mondo interiore offre un appiglio, perche? Perche questi ragazzi non si conoscono, non sanno nominare cio che sentono: usano pochissime parole per descriversi, non c’e una conoscenza di se che faccia da fondamento all’agire e alla progettualita.≫ Quindi, per tornare alla soglia…

≪In questo quadro la soglia diventa un posto, magari scomodo, ma abbastanza vantaggioso dove fermarsi talmente a lungo da dimenticare la direzione e rassegnarsi al predominio di emozioni bloccanti come la paura e la vergogna. Perde la sua funzione temporanea di sosta per diventare fare finta di niente:

l’interno chi lo conosce, l’esterno e spaventoso. E li si sta, nella speranza illusoria che tutto possa immobilizzarsi; una gigantesca manovra di evitamento esistenziale. L’adolescenza, per alcuni, non diventa piu il simbolo di un passaggio ma l’epoca di una lunga sosta di cui non si intravedono confini.≫ In cosa consiste il vostro intervento come operatori della salute mentale?

≪Qui non vorrei parlare in termini teorici di cosa dovremmo fare a livello sociale o politico o culturale, ma di cio che facciamo gia o che tentiamo di fare, noi chiamati dal Servizio sanitario nazionale a occuparci di questi adolescenti, con la consapevolezza che facciamo molto, talvolta lasciandoci guidare solo dalla relazione e dalle scarne indicazioni che ci danno, sostando con loro abbastanza a lungo cosi che non abbiano a sentirsi soli ed estranei. Li invitiamo a dare parole che siano maggiormente differenziate rispetto a quelle che usano quotidianamente, relegate ad ampie categorie: sto bene/sto male/sto normale/boh/ non lo so… E un lavoro capillare e lungo che approfitta non solo di gruppi specializzati in tal senso ma anche di semplici interazioni: differenziare sempre meglio emozioni, pensieri, sensazioni, creare collegamenti tra eventi psichici, allargando il vocabolario interiore in modo da capirsi e farsi capire. In tal modo la vita interiore diventa, a mano a mano, piu intellegibile, di conseguenza anche la comprensione del mondo circostante, e delle relazioni umane. Gia una bella conquista di maggior sicurezza, che consente loro di muoversi nella realta, cominciando ad apprezzare il valore di comunicazioni autentiche e piu aderenti alle loro verita.≫ E anche, immagino, della vostra autenticità.

≪Certo! Pur nella varieta delle figure professionali, siamo terapeuti che si manifestano nel loro quotidiano, con le loro debolezze, stanchezze, emozioni, cose da fare e problemi. E comunicano autenticamente su questo, non ci nascondiamo, ne dietro ad un ruolo professionale ne, tantomeno, dietro ad un qualsivoglia setting. Il centro diurno e un po’ un openspace di allenamento a mettere confini autentici e rispettosi evitando maschere difensive. Questo dav vero aiuta la cura poiche, per vari motivi, questi ragazzi sono particolarmente suscettibili e reattivi a come ci presentiamo e poniamo. Amano molto la relazione anche un po’ paritaria, in cui all’occasione si fanno esempi personali. Si stupiscono accorgendosi che siamo molto fallaci e che non ci vergogniamo di questo anzi, lo ammettiamo. Condividono con noi momenti di relax, il caffe o la tisana o la sigaretta e le inevitabili “ chiacchiere”, si ride e si scherza insieme.

Cosi si tranquillizzano e poi, nei gruppi specifici, prendono il coraggio di raccontarsi.≫ La narrazione del vissuto come avviene?

≪Se le parole sono davvero scarne ed essenziali e la paura e la vergogna dilagano, allora si comincia dalle risorse che ci sono sempre, come le inclinazioni artistiche evidenti, puo essere disegnare, scrivere, o manipolare argilla. Quello e uno spazio relazionale e quindi anche psichico dove, senza parole, stanno in sicurezza ma non da soli, finalmente. Sicurezza e relazione, che sono due esperienze incompatibili, si trasformano piano piano, per i ragazzi, in una possibilita reale. Agevoliamo in mille modi diversi l’esplorazione della creativita, dell’intuizione, del libero pensiero, anche se non e perfetto, rinforziamo la curiosita verso il mondo, loro stessi e gli altri. Siamo noi stessi curiosi delle cose che sanno fare, e non solo e sempre dei loro sintomi, crisi e diagnosi. Argomenti, quest’ultimi, che sanno ben trattare e nei quali sono meglio dei loro psichiatri, chissa perche.≫ Quale lo stile di questo stare sulla soglia con questi ragazzi?

≪Non e solo necessario sostare con questi ragazzi sulla soglia della loro esperienza ma e anche necessario starci abbastanza a lungo, darsi un tempo senza fretta. Immaginiamo due persone sedute, una accanto all’altra: una intrappolata, bloccata da una serie di vissuti incomprensibili e che non riesce a decifrare; l’altra un po’ meno e con il desiderio di dare una mano. Cominciano prima a chiacchierare, se possibile, del piu e del meno, altrimenti fanno qualcosa insieme, vicini senza parlare. Poi magari si comincia a nominare, descrivere, mettere in relazione e riflettere sulla matassa intricata cosi da prenderci confidenza. Con questa confidenza ci si puo muovere meglio nel mondo e cosi magari e piu facile muoversi verso l’esterno. Muovendosi verso l’esterno si allargano gli orizzonti, si puo smettere di essere esclusivamente ripiegati su di se ed i propri “orribili difetti” e aprirsi a una visione piu ampia e salutare. A quel punto, forse, si puo lasciare la soglia e cominciare a muoversi tra interno ed esterno, con maggior efficacia, competenza e fiducia in se. Questo ci auguriamo e speriamo noi terapeuti.≫