Vai all'archivio : •

Sostenibilità

LA SOSTENIBILITÀ VIVE DI FUTURO

È necessario volere e costruire il bene di tutti, non il benessere solo per pochi

Testimonianza di Matteo Rizzari (laureato magistrale in Economia dello sviluppo ambientale, con un master alla Lumsa sugli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite)

Quando si parla di sostenibilità, nasce immediato il collegamento con l’ambiente. A distanza di anni dagli Accordi di Parigi del 2015 sul cambiamento climatico, è ancora questa la priorità globale oppure il mondo si trova oggi di fronte ad altre urgenze? «Nel 2015 si cercava di fissare obiettivi ambiziosi e vincolanti per ridurre le emissioni di gas serra — spiega Matteo Rizzari, 31 anni, laureato magistrale in Economia dello sviluppo ambientale e con un master alla Lumsa sugli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite — Quel paradigma della transizione ecologica resta valido, ma nel frattempo sono cambiate molte priorità e si è trasformato il contesto internazionale. Sono mutati gli equilibri tra i Paesi e sono emerse nuove esigenze legate a un ordine multipolare, alla sicurezza energetica e agli approvvigionamenti. Il mondo rimane interconnesso, ma se prima esisteva un predominio più marcato degli Stati Uniti, oggi si delineano nuove prospettive. Questo rende i Paesi più consapevoli della possibilità di conflitti e porta a guardare alla transizione verde in modo più realistico e meno rigido».

Resta però centrale il concetto di sviluppo sostenibile, strettamente legato all’idea di futuro, come definito dal Rapporto Brundtland del 1987. «Significa garantire alle generazioni future le stesse opportunità di cui disponiamo oggi, soddisfacendo i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle prossime generazioni di soddisfare i propri. È un’idea affascinante, fondata su una visione condivisa del futuro che invita a superare l’egoismo individuale e a mettere in dialogo tre pilastri fondamentali: ambiente, società ed economia».

Questa prospettiva implica la costruzione di relazioni, comunità e modelli di crescita economica più equi e rispettosi dell’ambiente. «Ogni scelta economica produce conseguenze: se sfrutto le risorse naturali per ottenere un vantaggio immediato, genero inevitabilmente un impatto ambientale che prima o poi si ripercuoterà su altri ambiti, incluso quello economico. Abbattere foreste per produrre carta o ampliare terreni agricoli può portare benefici economici nel breve periodo, ma riduce la capacità di assorbire carbonio, peggiora la qualità dell’aria e incide sugli equilibri climatici. Da qui nasce la necessità di compiere scelte che favoriscano il benessere collettivo, non quello di pochi».

Gli interessi in gioco sono numerosi e complessi,  ma lo sforzo resta necessario. «Per me la sostenibilità implica anche un sacrificio: significa riconoscere che il benessere comune passa attraverso rinunce, compromessi e accordi.

Vuol dire comprendere che anche gli altri hanno esigenze e diritti oltre ai nostri. È una visione comunitaria che richiede maturità. Non possiamo sfruttare le risorse senza limiti: dobbiamo gestirle in modo razionale, pensando non solo al presente ma anche al futuro».

Anche le azioni quotidiane, nel loro piccolo, possono avere un valore simbolico e culturale.

«Gestire con attenzione le risorse, prendersi cura dell’ambiente e del proprio tempo, creare reti e diffondere buone pratiche contribuisce a costruire consapevolezza e senso di comunità. Bisogna tuttavia anche capire il contesto in cui si vive e le differenze di esigenze. In molti Paesi in rapida crescita, soprattutto in Africa e in Asia, la priorità resta migliorare le condizioni di vita e garantire la sopravvivenza: più che alla sostenibilità, si guarda al raggiungimento di standard di vita più elevati».Le grandi decisioni politiche ed economiche hanno certamente un impatto maggiore, ma anche i piccoli gesti contribuiscono a formare una cultura della complessità e una visione orientata al futuro. «È proprio da questa mentalità condivisa che può nascere un modello sociale capace di produrre effetti duraturi, fino a influenzare, nel tempo, anche le dinamiche su scala globale».