La pace che ancora non c’è

Ogni giorno la televisione e le prime pagine dei giornali ci sommergono con immagini di morte provenienti dai diversi scenari di guerra. È terribile vedere quanto dolore e quanta sofferenza abbiamo vicino a casa nostra. Cosa fare? È la domanda che ci viene spontanea, a cui però la risposta è di smarrimento e di grande impotenza. Il tema della “pace” a cui dedichiamo questo quaderno è un tema antico, un tema che percorre tutti i libri del vecchio e del nuovo testamento. È una dimensione soprattutto dell’animo umano che ha mille sfaccettature. Siamo colpiti dalle guerre ma in realtà siamo avvolti in un universo morbido di violenza. Vi è una violenza strutturale nelle nostre istituzioni dove non vi è giustizia e spazio per una pacifica convivenza. Vi è violenza sulle nostre strade dove ogni giorno non si contano più le vittime. Vi è violenza nelle nostre relazioni, personali e sociali, nella politica, nel lavoro, nelle scuole. Eppure questo termine: «Pace tra voi» è stato il dono prezioso che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli. Fra le tante riflessioni mi piace offrirvi come spunto quello che Etty Hillesum riporta nel suo diario. Rivolgendosi al suo amico Klaas dice: «Non si combina niente con l’odio, la realtà è ben diversa da come ce la costruiamo noi. Prendi quel nostro assistente. Lo vedo spesso nei miei pensieri. La cosa che mi colpisce di lui è il suo collo diritto e rigido. Odia i suoi persecutori con un odio che suppongo sia giustificato. Ma anche lui è un uomo crudele. Sarebbe un perfetto capo di un campo di concentramento… Vedi Klaas, quell’uomo era pieno di odio per quelli che potremmo chiamare i nostri carnefici, ma anche lui sarebbe potuto essere un perfetto carnefice e persecutore di uomini indifesi […] È proprio l’unica possibilità che abbiamo, non vedo altre alternative, ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso ciò per cui ritiene di dover distruggere gli altri. E convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancora più inospitale».

Il cammino per la pace è lungo, fatto di numerose tappe, richiede l’impegno di ognuno di noi. Parafrasando il discorso della montagna, Valentino Salvoldi, ci offre un inno alla pace di cui vi riporto alcune espressioni: Beato chi decide di perdere: come il chicco di frumento sotto terra, darà abbondanti frutti. Beato chi porge l’altra guancia: spezzerà la catena della violenza. Beato chi non da pugni nello stomaco per fare carriera: sarà ripagato generosamente per la sua onestà. Beato chi non pretende di avere il monopolio della verità: troverà gioia nel mendicare amore e bellezza, nascosti in ogni essere umano. Beato chi non si scoraggia: rimarrà giovane con il suo ottimismo. Beato chi sposa la povertà: genererà figli innamorati della vita. Beato chi muore per la non violenza: libero come il vento competerà in splendore con le stelle e creerà sulla terra la civiltà dell’amore.

don Mario