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Prenderci cura

Contro la logica di consumo e potere resta la strada del farsi attenti all’altro

In questi giorni ho ripensato spesso al capitolo del libro Il Piccolo Principe, in cui Antoine de Saint-Exupéry descrive il rapporto del Piccolo Principe con la sua rosa. Nel vedere un roseto con più di 5 mila rose comuni si era sentito ingannato, perché credeva che la sua rosa fosse unica e speciale.
Poi nell’approfondire la sua riflessione, terminava così: Di certo, un passante qualsiasi penserebbe che voi siete simili. Ma lei da sola, è più importante di tutte voi altre insieme, perché è lei che ho innaffiato. Perché è lei che ho protetto con un paravento. Perché erano su di lei i bruchi che ho ucciso (salvo i due o tre che ho tenuto per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lagnarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.
Anche noi, come il Piccolo Principe, possiamo fermarci a pensare alle cose e alle relazioni che hanno davvero importanza.
In quale inganno di falso benessere, ci stanno trascinando le nostre economie orientate al consumo! Siamo sollecitati alla corsa, a valutazioni superficiali, a relazioni di convenienza, a passare con facilità da un oggetto all’altro. Se una cosa si rompe, ci pare naturale buttarla via per sostituirla con una nuova. Ci sentiamo scaltri se riusciamo a riacquistarla al minor prezzo possibile, senza curarci della fatica e del lavoro spesso sottopagato, di chi ha investito tempo e attenzione nel costruirla, né ci curiamo del consumo delle materie prime e degli scarti che le nostre scelte producono.
Sollecitati in continuazione dalle logiche del tutto subito, dell’efficienza, delle apparenze, ci diventa sempre più difficile pensare che si possa dare significato e valore al conservare, aggiustare, custodire, prendersi cura. Quanto diventa importante ritrovare il gusto e il sapore dell’esercitare la pazienza, la calma, l’attesa e riscoprire l’esperienza di sentirsi contenti e appagati, anche senza essere competitivi per primeggiare sugli altri. È possibile investire energie per restare aperti alla sorpresa di ciò che nasce lentamente, nel custodire e favorire i processi di crescita, nella capacità di attendere che nuove consapevolezze ci portino profondità inedite nelle relazioni?
Per costruire l’umano dobbiamo riscoprire con forza e coraggio il valore del prenderci cura: della natura, degli oggetti, del tempo, delle relazioni, dei bisogni profondi che ci abitano.
Del desiderio di gioia, di pace, di serenità, di piccole cose, di Vita che spesso è seppellito in noi dalla superficialità. Le cose prendono forma, valore, spessore dalla cura amorevole che ciascuno di noi sceglie di investire e donare. Allora perde importanza lo sforzo per raggiungere l’obiettivo di differenziarci, svanisce la paura di perderci nella massa, l’ansia di non essere capaci di realizzare la nostra identità.
Tutto ciò che ci capita, può assumere significato in base alle nostre scelte, alle attenzioni che gli dedichiamo.
Proprio perché circondate dal nostro affetto, dalla nostra premura, dal prendercene cura, le cose diventano per noi speciali e ci fanno sentire unici.
Allora l’infinitamente piccolo, le più semplici cose del quotidiano e ancor più le relazioni, possono assumere mille sfumature, divenire preziose e dense di significato, per noi, per gli altri e per il mondo.
Agnese