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Stati Uniti d’Europa un governo superiore per la pace duratura

di UGO VILLANI su RepBari del 10.09.26

​Gli scenari e le soluzioni nel volume di Rossi con la prefazione di Colaianni. “Federazione fondata su principi economici, commerciali e morali”.

Va salutata con vivo compiacimento la pubblicazione, da parte della Stilo editrice di Bari, del volume di Ernesto Rossi L’Europa di domani. Un progetto per gli Stati Uniti d’Europa, sostanzialmente corrispondente all’edizione del 1944, impreziosito da una stimolante introduzione di Nicola Colaianni. Questa s’intreccia con l’opera di Rossi in un fecondo contrappunto dal quale risaltano le problematiche esaminate e le soluzioni prospettate.
​Il volume si lega idealmente al Manifesto di Ventotene per un’Europa libera e unita, elaborato dallo stesso Rossi e da Altiero Spinelli con il contributo di Eugenio Colorni nel 1941. La rilettura, a oltre ottanta anni dalla sua prima pubblicazione, del volume di Ernesto Rossi risulta di estremo interesse sotto vari punti di vista. Anzitutto, sotto il profilo storico, esso costituisce una pietra miliare di quel processo politico e culturale che ha progressivamente condotto all’attuale realtà dell’Unione europea. In secondo luogo l’opera di Rossi risulta di una straordinaria attualità, in quanto sembra confrontarsi, in una visione e con uno spirito quasi “contemporanei”, con la presente situazione geopolitica, con la crisi del diritto e delle organizzazioni internazionali e con l’apparente smarrimento di un’Europa — come rileva Colaianni — ancora in cerca di se stessa e di un ruolo di soggetto politico unitario e autorevole.
​Sotto il primo profilo il libro di Rossi, riprendendo le riflessioni contenute nel Manifesto di Ventotene, esprime la convinzione che, per assicurare la pace tra gli Stati europei, occorreva che, terminata la guerra in corso, essi si organizzassero in una federazione e si sottoponessero a un governo superiore ai diversi popoli, composto non dai delegati dei governi, come nelle tradizionali organizzazioni internazionali, ma «di rappresentanti dei popoli, eletti da tutti coloro che, oltre a essere cittadini degli Stati membri, hanno una cittadinanza federale».
​Solo rinunciando alla loro sovranità assoluta gli Stati europei avrebbero potuto raggiungere una pace stabile e duratura. L’analisi di Rossi propone anche preziose suggestioni per un progresso della costruzione europea. Anzitutto enuncia la visione di una federazione fondata su presupposti non solo economici e commerciali, ma morali e spirituali comuni ai popoli europei, i quali «costituiscono il cemento che renderebbe salda fin dall’inizio la unità federale dell’Europa». Essi si riflettono in quei principi che, entrati nel tessuto normativo dell’Unione, oggi sono proclamati nell’articolo 2 quali suoi valori: la dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo Stato di diritto, i diritti umani.
​Costante è la sollecitudine per la pace. Rossi osserva che, dopo la guerra totale, una «pace armata» fondata sulla continua minaccia della guerra «sovrasta come un incubo e avvelena in periodi di pace» determinando gravi conseguenze per l’umanità sia sul piano economico, perché «le spese militari sono alternative delle spese sociali», sia su quello spirituale, poiché tutti i valori, familiari, educativi, intellettuali, persino religiosi, sono distorti e falsati. È questo un monito di drammatica attualità di fronte a pulsioni militaresche che serpeggiano non solo tra i governi, ma anche nelle istituzioni europee. La salvaguardia della pace è, storicamente, la stessa ragion d’essere dell’integrazione europea e ne costituisce un elemento identitario. A una pace armata va contrapposta una cultura della pace nella quale il confronto non sia affidato alla minaccia delle armi, ma al dialogo, alla diplomazia, alla ricerca di soluzioni condivise.