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Accogliere

Servire il bene del nostro fratello

Natale è il Bene che viene in mezzo a noi e cresce per tutto l’anno

Il testo che proponiamo sono i pensieri espressi da DON MARIO DE MAIO in una omelia predicata nel periodo di Natale del 1994, trascritti a cura di Ore undici.

La famiglia è il primo ambito in cui dovremmo portare questa realizzazione. Tutti noi abbiamo una famiglia nella quale abbiamo vissuto, siamo cresciuti, attraverso la quale spesso dentro di noi si è sviluppato il bene, si è sviluppata la capacità di amare e di mettersi in rapporto con gli altri.
Il cammino di realizzazione della propria esistenza e della propria capacità di amare dura tutta una vita.
Quando entriamo in una famiglia o in una comunità, ci rendiamo conto del valore di fondo e del criterio che fa muovere le relazioni, che fa vibrare l’atmosfera, che presiede agli scambi e alle comunicazioni.
La situazione che si trova nelle famiglie, soprattutto in quelle non sufficientemente mature, è spesso un atteggiamento per cui ognuno deve dire all’altro come si deve comportare. Come per una legge non scritta, tutti devono controllare la vita dell’altro. Perché avviene questo? Perché non si è cresciuti. Invece di realizzare la propria vita, di aprire i nostri polmoni, di godere la propria esistenza e farla godere agli altri, si vive come in un gioco al massacro in cui uno soffre, ma non si capisce bene perché deve fare soffrire anche gli altri e, in particolare, le persone che ama. Questa realtà ci fa capire come all’interno di quella famiglia non è entrata ancora la passione per il Bene, la passione che permette all’altro di maturare. Non è entrata la logica del donarsi l’amore, del donarsi il rischio di crescere. E crescere significa arricchirsi, significa avere una vita propria, sicura, gioiosa, una vita nel senso più pieno della parola. Allora ecco che le paure, le proprie preoccupazioni diventano le preoccupazioni dell’altro. Vogliamo che gli altri colmino la nostra incapacità di realizzare qualcosa. È importante chiarire il pensiero che non siamo noi che dobbiamo far trionfare il Bene, che dobbiamo essere onnipotenti, ma che il Bene è Dio, che può crescere e che non dipende da noi farlo trionfare. Noi dobbiamo solo servire il Bene che c’è nel fratello, nella sorella, in chi ci accompagna, in chi cammina con noi. Dobbiamo riconoscerlo, scoprirlo e umilmente capire e servire il Bene dell’altro.
Quello che spesso pensiamo per l’altro è quello che fa comodo a noi, che non ci disturba, che non disturba la nostra ritualità, la nicchia nella quale ci rifugiamo.
Dobbiamo approfondire questa idea che il Bene è in ognuno di noi ed è quello che noi dobbiamo scoprire nel figlio, nel marito, nella moglie, nel padre, e reciprocamente scambiarci il dono di servirlo e di creare le condizioni affinché l’altro possa maturare, come era nella famiglia di Nazaret. Lì le cose non erano chiare. Se Maria e Giuseppe avessero dovuto ragionare con il criterio della loro comodità, del loro interesse, tutto sarebbe stato diverso perché Gesù dopo una vita uguale a quella di tutti, non avrebbe potuto percorrere una strada totalmente nuova. Però essi avevano intuito che in Lui c’era una Presenza, come c’è in ognuno di noi la Presenza. In ognuno di noi è presente Dio, è presente il Bene.
Di solito siamo preoccupati che l’altro non commetta errori, che faccia attenzione ai pericoli, che osservi la regola, che ami il Signore, e non ci accorgiamo che questo nostro atteggiamento finisce poi per uccidere quello che noi vogliamo attuare cioè non consentiamo all’altro la gioia e il piacere di crescere e di vivere pienamente. Allora, se ci esaminassimo attentamente, non diremmo: ho fatto il mio dovere di genitore, di fratello, di sorella, in famiglia, nella mia comunità religiosa, ho osservato le regole.
Per prima cosa ci dovremmo chiedere: ho osservato la regola fondamentale che è quella di ridurre la mia presenza, per permettere all’altro di svilupparsi, per permettere a Dio di crescere? E’ un’offesa a Dio quando noi non consentiamo che il fratello, la sorella, il padre, la madre, si senta circondato di serenità, di gioia, di amore, di compassione, di pazienza, perché possa realizzarsi in lui il Bene.
L’altra cosa da notare è la reciprocità della Famiglia di Nazareth. È vero, c’è il papà, c’è la mamma, c’è Gesù, però Maria e Giuseppe sanno diventare figli. Cioè sanno mettersi in un atteggiamento di attenzione a quello che succede; sanno accettare che in certe situazioni decida Gesù Cristo e non loro, perché si rendono conto che lì è il Bene. È necessario, anche se non con si comprende o si è ansiosi, accettare che il figlio cresca e cammini sulla propria strada.
Natale è il Signore che nasce, cioè il Bene che viene in mezzo a noi. I luoghi in cui deve crescere per tutto l’anno sono le nostre famiglie, le nostre comunità. Noi siamo chiamati a servire questo bene, ad esprimere la passione per esso. Il Bene cresce dentro di noi nella stessa misura in cui permettiamo che cresca negli altri, in cui cerchiamo di non essere un ostacolo per il suo sviluppo, in cui gli permettiamo di invadere la nostra esistenza e di arricchire il nostro essere, allora automaticamente i nostri piccoli egoismi scompariranno. Perché? Perché abbiamo tutto: abbiamo il Signore, abbiamo la gioia, abbiamo la ricchezza della vita dentro. Se il fratello che ci sta vicino Inciampa e cade, oppure ci dà uno spintone, non allarmiamoci ma mettiamoci da parte e riprendiamo il cammino insieme a lui, quel cammino che ci porterà a incontrarci al termine della nostra esistenza, con il grande Bene totale che è Dio stesso.