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Papa Francesco: «Soffro di una nevrosi ansiosa, voler fare tutto e subito». Ecco cosa lo aiuta

di Franca Giansoldati in “www.ilmessaggero.it” del 1 marzo 2021

A otto anni esatti dall’inizio della sede vacante di Josef Ratzinger (avviatasi il 28 febbraio 2013) si torna così a parlare di abdicazione solo che stavolta a farlo è il diretto interessato, Francesco, nel libro del giornalista argentino Nelson Castro, pubblicato in questi giorni, intitolato “La salud de los Papas”. Il tema è delicatissimo e aperto a diverse letture e considerazioni.
«Lei pensa alla morte?» Gli è stato chiesto. A questa domanda diretta, Francesco risponde affermativamente, aggiungendo di non avere affatto paura: «immagino di morire in carica o emerito. E a Roma, non tornerò in Argentina».
Non è la prima volta che Bergoglio affronta l’argomento. Una prima volta, durante un viaggio in aereo, spiegò che Ratzinger con il suo gesto dirompente aveva di fatto aperto una possibilità anche per i successori, rendendo loro la strada delle dimissioni più facilitata.
Disse: «Penso che il papa emerito non sia un’eccezione, ma dopo tanti secoli questo è il primo emerito… Io penso che “papa emerito” sia già un’istituzione… e io credo che papa Benedetto XVI abbia fatto questo gesto che, di fatto, istituisce i papi emeriti. Ripeto: forse qualche teologo mi dirà che questo non è giusto, ma io la penso così. I secoli diranno se è così o no, vedremo… [Benedetto XVI] ha aperto una porta che è istituzionale, non eccezionale».
In una altra circostanza, invece, stavolta ad una intervista alla tv messicana Televisa parlò della durata del suo papato affermando di avere «la sensazione» che il suo pontificato «sarebbe stato breve: Quattro o cinque anni. Non lo so, o due, tre. È come una sensazione vaga, ma ho l’impressione che il Signore mi metta [qui] per una breve cosa e non di più». Sulla base di questa intervista iniziarono a decollare ciclicamente voci di corridoio puntualmente smentite, l’ultima delle quali risalente a qualche mese fa, al centro di una speculazione dello scrittore Austen Ivereigh.
Tra poco il pontefice (che possiede una energia invidiabile nonostante la sciatica che gli causa dolori ciclici) entrerà nell’ottavo anno di pontificato. Nella intervista a Nelson Castro il Papa fa chiarezza anche sulle condizioni del suo polmone, quello operato quando era ragazzo.
Ebbe un versamento pleurico bilaterale e fu sottoposto ad una operazione per «rimuovere il lobo colpito perché c’era la possibilità di una ricaduta. Naturalmente ho accettato l’operazione. È stato un momento difficile (…) Non ho mai provato affaticamento o mancanza di respiro [dispnea]. Come mi hanno spiegato i medici, il polmone destro si è espanso e ha coperto tutto l’emitorace omolaterale. E l’espansione è stata così completa che, se non si è avvertiti, solo uno pneumonologo di primo livello può rilevare la mancanza del lobo rimosso».
Durante il conclave, prima dell’elezione di Bergoglio, iniziò a serpeggiare il dubbio che forse poteva avere problemi di salute, proprio per il via del polmone. Fu l’arcivescovo di Tegucigalpa, il cardinale Maradiaga, a chiedergli di fugare ogni dubbio scusandosi per la domanda che stava per fargli.
«Il cardinale Bergoglio era molto sorpreso, ma ha confermato che a parte una piccola sciatica e una piccola operazione al polmone destro per la rimozione di una cisti quando era giovane, non ha avuto grandi problemi di salute. La sua risposta fu un vero sollievo: lo Spirito Santo, nonostante gli ostacoli delle cricche, soffiava sulla persona giusta» ha spiegato Maradiaga. La stessa domanda gliela fece il cardinale spagnolo Abril Santos y Casteló, che ha raccontato che anche lui si è avvicinato a Bergoglio e gli fece la stessa domanda alla fine del pranzo. «È vero che lei ha un solo polmone?»
Nella intervista a Nelson Castro, infine, viene messo a fuoco anche il tema dell’aiuto ricevuto dalla psicoanalisi. Bergoglio aveva già avuto modo di rivelare (nel libro di Dominique Wolton) che durante un certo periodo della sua vita era ricorso ad una psicanalista ebrea.
«Non mi sono mai psicanalizzato. Quando ero provinciale durante i giorni terribili della dittatura, quando ho dovuto portare le persone in clandestinità per farle uscire dal paese e salvare le loro vite, ho dovuto affrontare situazioni che non sapevo come affrontare».
«Sono andato a trovare una signora – una grande donna – che mi aveva aiutato a leggere alcuni test psicologici per i novizi. Così, per sei mesi, l’ho consultata una volta alla settimana. Era una psichiatra. Durante quei sei mesi, mi ha aiutato ad orientarmi su come affrontare le paure dei novizi. Come affrontare le paure di quel tempo. Immaginate cosa è stato trasportare una persona nascosta nell’auto -solo coperta- e passare tre posti di blocco militari nella zona di Campo de Mayo. La tensione che generava in me era enorme».
Il racconto del Papa prosegue: « Il trattamento con lo psichiatra mi ha anche aiutato a situarmi e ad imparare a gestire la mia ansia e ad evitare di prendere decisioni affrettate. Il processo di fabbricazione è sempre complesso. E i consigli e i feedback che mi ha dato sono stati molto utili. E’ stato molto utile per me. Era una professionista molto capace e, fondamentalmente, una persona molto buona. Le sono molto grato. I suoi insegnamenti mi sono ancora oggi molto utili».
Papa Francesco in passato aveva scherzato sulle nevrosi umane («vanno accarezzate»), e così torna sull’agomento aggiungendo altre considerazioni.
Per sua stessa ammissione, dice di soffrire di «nevrosi ansiosa. Voler fare tutto ora e subito. Ecco perché bisogna saper rallentare. Bisogna applicare il famoso proverbio attribuito a Napoleone Bonaparte: “Vestitemi lentamente, ho fretta”. Ho abbastanza domato la mia ansia. Quando mi trovo di fronte a una situazione o devo affrontare un problema che mi fa sentire ansioso, lo fermo. Ho diversi metodi per farlo. Uno di questi è ascoltare Bach. Mi calma e mi aiuta ad analizzare meglio i problemi. Confesso che nel corso degli anni sono riuscito a mettere una barriera all’entrata dell’ansia nel mio spirito. Sarebbe pericoloso e dannoso per me prendere decisioni in uno stato di ansia. La stessa cosa succede con la tristezza prodotta dall’impossibilità di risolvere un problema. È anche importante padroneggiarlo e sapere come gestirlo. Sarebbe ugualmente dannoso prendere decisioni dominate dall’ansia e dalla tristezza. Per questo dico che la persona deve essere attenta alla nevrosi, poiché è qualcosa di costitutivo del suo essere».